La storia del Nike World Campus

  • 21/5/2026
  • Testo:
  • Immagini attuali:

Passeggiare nel campus globale di NIKE, Inc. a Beaverton, in Oregon, significa immergersi in un luogo definito tanto dalle sue dimensioni quanto dalla vita che lo anima.

Non è un semplice complesso di uffici o una sede aziendale. È un mondo. Un mondo costruito attorno allo sport, dove movimento, paesaggio e vita quotidiana si intrecciano in modo totalizzante.

Esteso su oltre 160 ettari, questo campus immerso in un paesaggio collinare ospita edifici intitolati ad atleti e atlete leggendari e percorsi da running che si snodano tra campi da calcio, un lago e laboratori d'innovazione all'avanguardia dedicati al futuro dello sport. Un ambiente ampio, progettato con un obiettivo ben preciso.

Lo scorso autunno, questa città nella città, animata da migliaia di dipendenti, è stata ribattezzata con un nuovo nome: Philip H. Knight Campus, in onore del visionario cofondatore la cui instancabile fiducia negli atleti e nell'innovazione ha contribuito a trasformare l'azienda da startup emergente a forza globale.

Ma molto prima che questo campus esistesse, ovvero prima della pista regolamentare, della piscina da 11 corsie e della parete da arrampicata alta 9 metri, prima delle decine di migliaia di metri quadrati dedicati agli edifici per atleti e atlete o del celebre Nike Sport Research Lab, Nike non aveva una sede centrale. Nel 1964, era conosciuta come Blue Ribbon Sports e aveva un contesto molto più modesto.

Il LeBron James Innovation Center, inaugurato nel 2021, include oltre 7.800 metri quadrati dedicati alla ricerca applicata allo sport.

Prima che esistesse un campus

Nell'aprile del 1964, una spedizione di 300 paia di scarpe arrivò a casa di Bill e Lota Knight, in SE Claybourne a Portland. Il loro figlio ventiseienne, Phil Knight, soprannominato "Buck" dagli amici, stava avviando la sua attività in ambito footwear e impilò le scatole nella lavanderia del seminterrato.

Quello spazio divenne, letteralmente, il primo ufficio dell'azienda.

"Non ricordo nemmeno se gliel'abbia chiesto", raccontò in seguito Knight in un'intervista con il Department of Nike Archives. "Ho semplicemente portato dentro le scarpe".

Il primo ufficio di Blue Ribbon Sports aprì nel 1967 all'angolo tra la strada SE 50th e Powell Boulevard, a Portland.

"[Il nostro primo ufficio] costava poco. Era economico e subito disponibile."

Phil Knight, cofondatore di NIKE, Inc.

Da lì, Knight caricava le scarpe sulla sua Plymouth Valiant e visitava le scuole superiori dell'area di Portland, cercando di venderle direttamente ai runner. A volte gli atleti e le atlete non avevano contanti con sé, così passavano più tardi a casa di Phil per acquistare un paio di scarpe.

"Era incredibile che riuscissero a trovarci", racconta Knight. "Vivevamo in una strada di un solo isolato, difficile da trovare".

Quando Blue Ribbon Sports è cresciuta, Phil Knight ha lasciato il seminterrato dei suoi genitori, ma la stabilità era ancora lontana.

Il primo ufficio ufficiale aprì nel 1967 in un piccolo edificio all'angolo tra la strada SE 50th e Powell Boulevard, a Portland. L'affitto era di appena 50 $ al mese.

"Costava poco", racconta Knight. "Era economico e subito disponibile".

All'interno, quel piccolo spazio era praticamente multifunzione: ufficio domestico, magazzino, ufficio vendite e negozio. Gli ordini venivano preparati nel retro, le fatture battute a macchina alla reception e le spedizioni inviate manualmente.

"Quando ricevevamo un ordine, andavamo nel retro e mettevamo le scarpe in una scatola", ricorda Bob Woodell, tra i primi dipendenti dell'azienda e primo Chief Operating Officer. "Poi tornavamo alla reception, scrivevamo a macchina la fattura, aggiungevamo indirizzo e francobollo e spedivamo tutto. Erano i tempi in cui bastava ricevere un ordine da 10 paia per sentirsi al settimo cielo".

L'ufficio non era proprio silenzioso. Alle quattro del pomeriggio in punto, il Pink Bucket Tavern, il locale accanto, accendeva il suo jukebox e i bassi facevano vibrare il muro.

"Spaccava sempre il minuto", ricorda Woodell. "Boom, boom. E sapevi che erano le quattro".

L'ufficio di Powell è stata la prima tappa di quello che sarebbe diventato un periodo nomade per la giovane azienda di scarpe.

Nel decennio successivo, Blue Ribbon Sports ha cambiato sede più volte: dai primi uffici nel sudest di Portland all'edificio Horace Mann di Tigard, spostandosi poi a Beaverton e di nuovo a Tigard, vicino a Nimbus Drive, prima di tornare a Beaverton, dove l'azienda ha operato in due uffici su Murray Boulevard chiamati internamente "Murray I" e "Murray II". Nel frattempo, ha anche inaugurato il primo magazzino dedicato ai prodotti su Burnside, a Portland, separato dagli uffici. A quel punto, l'azienda aveva già adottato il nome destinato a diventare definitivo: Nike, come la dea greca della vittoria.

All'inizio degli anni Ottanta, il personale Nike era distribuito in oltre 20 edifici nell'area di Portland. L'azienda cresceva rapidamente, ma non aveva ancora una vera sede centrale.

Un posto in cui riunire il team

Nike sapeva di dover riunire tutti in un'unica sede.

"Eravamo sparsi in edifici distribuiti in tutta la contea di Washington", racconta Knight. "Quando abbiamo avuto la possibilità di trasferirci in un unico luogo, abbiamo capito che avremmo potuto migliorare la comunicazione tra i vari reparti".

C’era anche un problema di percezione. L'azienda si stava trasformando in una multinazionale, ma non sembrava ancora tale.

Una delle planimetrie originali della sede Nike.

"Avevamo iniziato a farci strada, ma non avevamo ancora una vera presenza", ricorda Jim Robison, entrato in azienda nel 1979 e in seguito coinvolto nella realizzazione del campus. "Le persone arrivavano dall'Asia e dall'Europa e si ritrovavano in un piccolo edificio di circa 3.700 metri quadrati di fronte a un K-Mart. Poi dovevano risalire in macchina, andare da un'altra parte per una riunione, partecipare, e quindi tornare indietro in auto".

Nike aveva bisogno di più di semplice spazio. Aveva bisogno di un ambiente che rispecchiasse ciò che stava diventando.

"Volevamo creare l'atmosfera di un campus universitario, perché in fondo tutti si sentono sempre studenti universitari. Volevamo un luogo dove poter lavorare bene, ma anche un posto in cui si abbia davvero voglia di stare."

Phil Knight, cofondatore di NIKE, Inc.

Nel 1984, l'azienda trovò la collocazione ideale in un terreno di circa 30 ettari appena a nord degli uffici già esistenti a Beaverton. Nike acquistò l'area per 5,5 milioni di dollari in contanti, assicurandosi lo spazio che sarebbe poi diventato il suo campus globale permanente.

Ma la costruzione non iniziò subito.

"Decidemmo di non procedere con la costruzione della sede centrale finché non avessimo davvero capito cosa rappresentasse il nostro brand", racconta Knight.

Quella chiarezza arrivò nel 1987, quando Nike definì chiaramente la propria identità

"Nel 1987 decidemmo che saremmo stati un'azienda focalizzata sulla performance", afferma Knight. "Stavamo tornando alle nostre radici: quello era il nostro obiettivo".

Con quella consapevolezza arrivò anche una domanda più grande: se Nike stava diventando un'azienda globale, che aspetto avrebbe dovuto avere la sua sede mondiale?

Progettare un senso di appartenenza

Quando iniziarono i lavori di costruzione, l'obiettivo non era soltanto riunire le persone. Si trattava di creare un luogo profondamente diverso dagli uffici che ormai stavano stretti all'azienda.

"Volevamo creare l'atmosfera di un campus universitario, perché in fondo tutti si sentono sempre studenti universitari", racconta Knight. "Volevamo un luogo dove poter lavorare bene, ma anche un posto in cui si abbia davvero voglia di stare". Quell'idea divenne la base di tutto ciò che sarebbe venuto dopo.

Nel 1988 erano in corso i lavori per la sede mondiale di Nike.

Invece di un unico grattacielo, la nuova sede si sviluppò come un insieme di edifici intorno a spazi condivisi, più simile a un campus universitario che a un tipico complesso di uffici aziendali. C'era spazio per muoversi, ritrovarsi e riflettere. 

I primi edifici furono progettati includendo luoghi dove mangiare, incontrarsi e ricaricarsi. Il Joan Benoit Samuelson Building, ad esempio, era simile a un centro universitario, con una mensa, piccoli negozi e spazi informali di incontro, dove il personale poteva ritrovarsi durante la giornata. Appuntamenti settimanali come il "Thirst Thursday", il "giardino della birra" estivo dell'azienda, riunivano dipendenti di ruoli ed esperienze diverse, sfumando i confini tra i vari reparti.

Una vista aerea della sede mondiale di Nike nel 1989.

"Tutti, dai neoassunti ai dirigenti senior, si ritrovavano fianco a fianco a brindare insieme", ricorda lo storico Nike Scott Reames. "Era un'atmosfera rilassata che incoraggiava i dipendenti e le dipendenti a staccare un po' la spina e, allo stesso tempo, a conoscere colleghi e colleghe provenienti da ogni reparto".

Poco distante, il Bo Jackson Fitness Center fungeva da spazio ricreativo del campus, con strutture per l'allenamento e campi dedicati agli sport al coperto.

"I dipendenti e le dipendenti trascorrevano le giornate circondati da colleghi e colleghe, negli uffici, a pranzo, in palestra e lungo i percorsi da running. Questa vicinanza favoriva interazioni spontanee, facilitava la collaborazione e rafforzava il senso di comunità", racconta Reames.

Il patio del Joan Benoit Samuelson Building, intorno al 1990.

Integrare elementi naturali

La natura non doveva essere tenuta ai margini o considerata un elemento secondario. Era parte centrale del progetto del campus.

Al centro dell'area venne realizzato un lago artificiale, con gli edifici rigorosamente disposti tutt'intorno. Acqua e paesaggio non vennero trattati come elementi da aggirare, ma come parti integranti del progetto, attorno a cui plasmare il campus.

La terra rimossa per creare il lago venne usata per realizzare un terrapieno attorno al campus: una barriera silenziosa costeggiata da alberi che separava gli spazi dell'azienda dal mondo esterno, creando al tempo stesso percorsi da running che si snodavano all'interno della proprietà.

L'effetto era voluto. Ispirandosi al contrasto tra la frenesia della vita urbana e la tranquillità degli spazi interni sperimentato in Giappone, Knight immaginò un luogo in grado di offrire una sensazione di calma dopo l'intensità dei viaggi di lavoro.

"Uscivi per combattere le tue battaglie", racconta, "e tornavi a casa desiderando soltanto un posto dove poter trovare pace".

Una vasca riflettente all'esterno del Mike Krzyzewski "Coach K" Fitness Center.

"Uscivi per combattere le tue battaglie e tornavi a casa desiderando soltanto un posto dove poter trovare pace."

Phil Knight, cofondatore di NIKE, Inc.

Gli edifici del Nike World Headquarters, da sinistra: Next%, John McEnroe, Prefontaine Hall, Michael Jordan e Mike Schmidt.

Anche gli edifici stessi riflettevano questa visione. Inizialmente mantenuti relativamente bassi, erano sparsi nel paesaggio per sfruttare luce, spazio e ambiente circostante. Grazie alla maggiore disponibilità di terreno, Knight e il suo team di leadership decisero di costruire in orizzontale anziché in verticale, privilegiando strutture di quattro piani rispetto a edifici più alti. All'interno, le scelte progettuali puntavano su apertura e movimento, con elementi come scale più ampie introdotte per favorire l'ingresso della luce naturale, anche a costo di sacrificare parte dello spazio utilizzabile per gli uffici.

Fin dall'inizio, il campus non fu progettato soltanto per ospitare un'azienda. Fu concepito per rifletterne l'identità: quella di un brand modellato da atleti e atlete e dagli ambienti in cui si muovono.

Gli edifici Mia Hamm e Jerry Rice ai giorni nostri.

Atleti e atlete al centro di tutto

Man mano che il campus prendeva forma, persino i nomi degli edifici riflettevano i valori dell'azienda.

I primi progetti, che identificavano gli edifici semplicemente con le lettere "A", "B" e "C", vennero abbandonati a favore di un sistema più coerente con la cultura sportiva di Nike.

"Dissi: Se volete davvero chiamare gli edifici così, sarà dura", ricorda il responsabile del progetto Howard Slusher. "Non rappresenta ciò che siamo. Perché non intitolarli ai nostri atleti e alle nostre atlete?"

Quell'idea cambiò completamente il progetto. Gli edifici vennero dedicati ad atleti e atlete che avevano lasciato il segno nel proprio sport: membri delle Hall of Fame e personalità di spicco.

I primi edifici furono intitolati a icone come Steve Prefontaine, Joan Benoit Samuelson e Michael Jordan, inaugurando una tradizione che sarebbe proseguita con l'espansione del campus.

Il Michael Jordan Building nel 1990.

"Dissi: Se volete davvero chiamare gli edifici così ["A", "B" e "C"], sarà dura. Non rappresenta ciò che siamo. Perché non intitolarli ai nostri atleti e alle nostre atlete?"

Howard Slusher, responsabile del progetto del Nike Campus

Il Bo Jackson Fitness Center e il campo sportivo.

Il campus originale prese forma nell'arco di due anni, a partire dal 1990 con edifici come Mike Schmidt e Michael Jordan, fino al completamento nel 1992 con il Nolan Ryan Building.

Per la prima volta, l'azienda aveva un luogo progettato attorno al proprio modo di lavorare, e a ciò che aspirava a diventare.

Non era soltanto una sede centrale. Era una base.

"Riunire i team Footwear Design e Apparel Design ha creato una sinergia incredibile", ricorda Wilson Smith, ex Design Director che ha trascorso oltre 40 anni in azienda. "Eravamo separati soltanto da un ponte interno tra i due lati dell’edificio… Non credo sia una coincidenza se oggi guardiamo agli anni Novanta come all'età d'oro del product design".

Espansione e reinvenzione

La crescita arrivò rapidamente, e a ondate.

Alla fine degli anni Ottanta, la costruzione procedeva di pari passo con lo sviluppo dell'azienda, con nuovi edifici aggiunti man mano che la domanda aumentava. Nike inaugurò ufficialmente la nuova sede centrale nell'ottobre del 1990, riunendo dipendenti che per anni erano stati distribuiti in tutta la regione.

Il ritmo non rallentò. Nel giro di un decennio, Nike ampliò significativamente il campus, raddoppiandone circa le dimensioni mentre il business cresceva rapidamente negli anni Novanta. Continuò anche la tradizione di intitolare gli edifici ad atleti e atlete, con strutture dedicate a figure come Ken Griffey Jr., Mia Hamm e Jerry Rice, rafforzando il legame tra l'azienda e le star che rappresentava.

Phil Knight, cofondatore di NIKE, Inc., a destra, insieme a Jerry Rice durante l'inaugurazione del Jerry Rice Building nel 1999.

La fase successiva non riguardava più soltanto la crescita dimensionale, ma anche l'evoluzione delle capacità del campus.

Tra la fine degli anni Novanta e l'inizio degli anni Duemila, il campus si trasformò per rappresentare un'azienda che non progettava più pensando a eventuali difficoltà future, ma con fiducia nella propria traiettoria di crescita.

"Il campus originale era stato progettato in modo tale che, se l'attività di Nike avesse subito un forte rallentamento, un rischio concreto negli anni Ottanta, uno o più edifici avrebbero potuto essere venduti o affittati ad altre aziende", spiega Reames. "Ma la crescita esplosiva degli anni Novanta consolidò l'idea che la seconda espansione non avrebbe avuto bisogno di alcun piano di riserva, e la disposizione dei nuovi edifici riflette quel senso di stabilità e permanenza".

Le nuove strutture erano più grandi e progettate per supportare una forza lavoro in rapida espansione e le esigenze sempre più complesse di un brand globale. Aggiunte come il Tiger Woods Center, inaugurato nel 2001, crearono spazi dedicati a eventi su larga scala, dalle convention commerciali ai lanci di prodotto, che in precedenza richiedevano sedi esterne. Ogni nuovo edificio ampliava non soltanto lo spazio a disposizione di Nike, ma anche le possibilità offerte dal campus.

L'inizio dei lavori per il Serena Williams Building nel 2018.

L'evoluzione del campus culminò in una grande espansione contemporanea che ne trasformò ancora una volta l'aspetto.

A partire dalla fine degli anni 2010, Nike avviò un importante progetto di sviluppo che incluse tre nuovi edifici principali distribuiti su centinaia di ettari e circa 102.000 metri quadrati di nuovi spazi. L'espansione introdusse un nuovo linguaggio architettonico, con strutture più scure e minimaliste, progettate mettendo al centro sostenibilità, performance e collaborazione. Inoltre avvicinò come mai prima ricerca, design e creazione dei prodotti.

"La leadership Nike voleva un'architettura di livello mondiale capace di catturare l'essenza del brand e rappresentare Nike come punto di riferimento globale", racconta Gene Sandoval, partner di ZGF Architects e responsabile del progetto del Sebastian Coe Building, inaugurato nel 2018. "Il Seb Coe Building è stato progettato per rappresentare movimento e dinamismo, oltre a essere uno spazio creativo d'ispirazione immerso nella North Wood Forest".

Nike aveva idee molto chiare su ciò che voleva dai suoi edifici. Quando Sandoval presentava i progetti a Knight e Howard Slusher, la risposta era sempre la stessa: "più grande". La filosofia di Knight era semplice: se Nike doveva fare qualcosa, l'avrebbe fatta in grande. Sandoval racconta di essere rimasto colpito da quanto seriamente considerassero l'idea che l'architettura dovesse incarnare la cultura e l'identità del brand.

Questa visione ha influenzato ogni dettaglio del Seb Coe Building. Immerso nella North Wood Forest, e originariamente intitolato proprio a quella foresta, l'edificio è stato progettato attorno al concetto di conservazione. Fu chiesto di preservare il maggior numero possibile di alberi e di fare in modo che gli interni trasmettessero la sensazione di essere parte integrante della foresta circostante. Questa scelta si percepisce chiaramente nella caffetteria, dove le vetrate a tutta altezza si affacciano direttamente sulla foresta. L'edificio doveva trasmettere l'idea di nascere dall'Oregon stesso.

Nella sua facciata a sbalzo, un elemento d'acqua valorizza la caratteristica più spettacolare della struttura. I progetti iniziali prevedevano uno sbalzo di circa 18 metri dalla base alla punta, finché Sandoval non li mostrò a Mark Parker, che spinse per andare oltre. Alla fine, la dimensione venne raddoppiata. Con i suoi 36 metri, la struttura rappresenta un'impresa ingegneristica senza precedenti in Oregon.

Al centro della trasformazione architettonica si trovava il LeBron James Innovation Center, inaugurato nel 2021 e simbolo di un cambiamento radicale nel modo in cui Nike sviluppa i propri prodotti. Al suo interno prende vita il rivoluzionario Nike Sport Research Lab (NSRL), un laboratorio d'innovazione di livello mondiale progettato per studiare gli atleti e le atlete in movimento. Dotato di centinaia di telecamere per il motion capture, decine di piattaforme di forza e ambienti di test avanzati, il laboratorio consente a ricercatori, designer e ingegneri di osservare le prestazioni in tempo reale e trasformarle direttamente in innovazione.

"L'NSRL è l'epicentro del nostro lavoro con atleti e atlete di ogni abilità, origine, competenza e disciplina sportiva", ha detto Matthew Nurse, Chief Science Officer di Nike.

Se il LeBron Building rappresentava un salto in avanti nella scienza dello sport, il Serena Williams Building incarnava un investimento altrettanto ambizioso in fatto di creatività.

I team Nike utilizzano spesso la rampa del LeBron James Building per allenarsi o per riunioni camminando in salita.

"L'NSRL è l'epicentro del nostro lavoro con atleti e atlete di ogni abilità, origine, competenza e disciplina sportiva."

Matthew Nurse, Chief Science Officer di Nike

Inaugurata nel 2022, la struttura di circa 93.000 metri quadrati è la più grande del campus e rappresenta uno degli investimenti più importanti di Nike nel design. Ha riunito in un unico spazio team dedicati ai prodotti, alle analisi e al merchandising, con l'obiettivo di accelerare la collaborazione e trasformare più rapidamente le idee in realtà. Laboratori dedicati, ambienti immersivi e ampi showroom permettono ai team di testare, visualizzare e perfezionare le idee su larga scala.

"L'intero edificio lascia senza fiato", racconta Serena Williams a proposito della struttura che porta il suo nome. "Ogni elemento, ovunque ti trovi, è un'opportunità per lasciarsi ispirare".

Le aggiunte più recenti hanno segnato una nuova era per il campus, caratterizzata non soltanto dalla crescita, ma anche dall'integrazione: scienza e creatività, ricerca e design, tutti fianco a fianco.

Un luogo di lavoro unico

Nel loro insieme, decenni di scelte progettuali ponderate hanno dato vita a qualcosa di raro al Philip H. Knight Campus: un luogo di lavoro all'altezza di un'azienda globale, ma che riesce comunque a trasmettere a ogni dipendente una sensazione personale e immersiva, quasi come a casa.

Per chi visita il campus per la prima volta, l'impressione è immediata. Passeggiando tra gli edifici, campi aperti e percorsi costeggiati da alberi trasformano completamente la percezione delle distanze. Attraversare il campus da un'estremità all'altra può richiedere anche più di 15 minuti, mentre il paesaggio cambia continuamente, passando da ampi spazi aperti a scorci suggestivi che sembrano nascosti nella natura circostante. Come accade in ogni luogo speciale, sono le persone a dargli energia. I dipendenti e le dipendenti si incrociano tra una riunione e l'altra, nel mezzo di una conversazione o di una corsa, in momenti che ricordano più un campus universitario che un tradizionale ufficio aziendale, salutandosi con un cenno rapido mentre volti familiari si incontrano nel corso della giornata.

Vista dall'alto, l'imponente Serena Williams Building richiama la forma dell'ala di una dea.

È il tipo di luogo che Phil Knight aveva immaginato fin dall'inizio. Un posto in cui tornare per ritrovare equilibrio e prepararsi a ripartire.

"Ho lavorato in Nike per 30 anni e l'ho studiata da vicino per 17 come storico dell'azienda, e credo davvero che la nascita di quello che oggi è il Philip H. Knight Campus abbia rappresentato un catalizzatore per un'epoca senza precedenti di creatività e innovazione", racconta Reames. "Se il campus Nike è il nucleo, allora i suoi dipendenti sono gli elettroni: si urtano continuamente tra loro generando energia, luce e idee".

Il Michael Johnson Track offre uno spazio di allenamento di livello mondiale immerso in un contesto naturale.

"Questo è molto più di un semplice cambio di nome. È un tributo all'uomo che ha dato vita a un movimento globale con la sua visione."

Elliott Hill, President e CEO, NIKE, Inc.

Il Ronaldo Field è uno spazio di allenamento utilizzato sia dalle squadre professionistiche sia dal personale Nike per partite improvvisate di calcio.

Un nuovo nome, un'eredità destinata a durare

Per oltre tre decenni, il campus è stato conosciuto semplicemente come Nike World Headquarters, il centro di un'azienda cresciuta da un'attività nata in un seminterrato fino a diventare un colosso globale.

Nel 2025, il campus è stato ufficialmente rinominato Philip H. Knight Campus, rafforzando ulteriormente il legame con il cofondatore dell'azienda.

"Questo è molto più di un semplice cambio di nome", ha scritto Elliott Hill, President & CEO, NIKE, Inc. in una lettera al personale Nike. "È un tributo all'uomo che ha dato vita a un movimento globale con la sua visione. Ma è anche una testimonianza, per tutti noi che cammineremo su questi sentieri e correremo su questi campi, di ciò che può succedere quando la convinzione si traduce in azione".

Il cambio nome verrà celebrato ufficialmente il 21 maggio 2026, in un momento pensato per riunire la comunità Nike attorno all'eredità, e al futuro, di uno spazio che da oltre 35 anni contribuisce a plasmare l'azienda.

In questo senso, il nuovo nome non segna tanto l'inizio di un nuovo capitolo quanto la conferma della storia che Nike racconta da sempre. Da una lavanderia in un seminterrato a una sede mondiale estesa per più di 160 ettari, il filo conduttore resta lo stesso: credere negli atleti, nelle atlete, nell'innovazione e nella consapevolezza che il meglio deve ancora arrivare.

Quando Elliott Hill, CEO & President di NIKE, Inc., è tornato in azienda, una delle sue prime richieste è stata riattivare le fontane del Sebastian Coe Building, "perché indicano che abbiamo ritrovato il nostro slancio".

  • In evidenza
  • Riviste
  • Mission
  • Azienda
  • Sala stampa
      • © 2026 NIKE, Inc. Tutti i diritti riservati